sabato, 14 novembre 2009

TRANSUMANZE

Transumanze

Magici messaggi
 
 
Prendere un cavo
di campata ampia
e dondolio trascolora
in tenue tintura con sfondo d’uccelli
quando risuona l’aria
purgata dopo la pioggia
e s’accende.
Era il giro della matassa
nell’arcolaio di legno
se era stato un temporale
sommessa luce e quiete
di camino e le donne.
Le parole erano basse
come pure le risa tra le dita
a non sfuggire il lavorio
se attesa s’apriva la porta
al rientro dell’uomo dal campo.
 
           
 
Affanni
 
Da brune cime di punte
in traluce indistinta
su sfondi eterni di passaggi
d’uomini ai mercati le greggi
staglia la vetta
distante comunque
quando non arrivi
E si potrebbe pregare
l’arcangelo Michele
lasciato nella penombra ostile
d’ogni grotta di novembre.
 
Non c’era acqua mai
fra le radici e nei sassi
 
 
Strettoie
 
Si passava o si toccava una rupe
e sotto i cento fiumi di ogni mese
che fosse estate al ritorno
e i verdi come letti morbidi di frasche
dal rumore croccante se ti giri
nel silenzio pomeridiano
quando nulla si muove
nemmeno un respiro.
O pure negli inverni
preannunciati come d’uso
da quell’odore di freddo dal nordest
che non puoi farci niente
nemmeno le montagne.
Una diga di rocce sarebbe
il mio sacco a pelo.
 
 
Ombrelunghe
 
Sarebbe di norma la solita danza
fra faville un oltre che si forma
laddove dilaga un desiderio primo
senza un dettaglio o un nome di donna
quando ti prende un nodo
e il falò non lo scioglie
ma soltanto le gambe ora ferme
accoccoliò d’ombre
si allungherebbero
alzandosi da questo mio corpo
 
 
Dalontano
 
Che sia indistinto lo sapevo
quando nonno mi disse
degli orchi e del furbo che li battè
l’urlo del vento.
Lui parlava piano
nel tono ricco le sfumature
del bene e del male
 
 
Ghirlanda
 
Non era la speranza
né l’immenso spazio o il tempo
innanzi
a guidare il sorriso
quando gettasti con mano leggera
intrecci di foglie e fiori di pero
sulle spalle piccole e magro collo
Se guardavo sentivo solo il sapore
delle cose che restano
quell’aria, o quel sapersi con un destino
del tutto intatto, di là sempre da venire.
 
 
Carri d’orsa
 
Così guardando sempre
punti d’angolo inesistenti
in una struttura immaginata
il cielo tracciò se stesso
d’un tratto, una notte.
Gli piacque ricordare
piccole beghe d’uomini
persi in strazi senza ragione
o carezze distanti
in flebili chiome morbide
come polvere d’ossa alla luna.
Furono strade
sul prolungamento degli indici
quando le nubi diradavano
benevole inattese
a tacite tracce intime e amiche.
 
La notte si guardò così ben fatta
e si compiacque
 
 
Vertigine
 
E’ ora. Vieni
mentre non tacerà l’infimo insetto
dietro una foglia
si potrebbe esser morti e respirare
se una notte così
passasse dal buco di questa chiave.
Torna tempo
Torna da quel che sarai stato
riavvolgi il vello
e fammi cantare il suono del pastore
errante.
S’agita il soffio che ti viene incontro
compone al passaggio tra le sbarre
quando io non sono più io
ed avevo scarpe di pezze.
 
 
Fangosi                                                                                         
 
Avranno succhiato radice
di liquirizia i nostri avi
accovacciati sull’argine
di creta per non scivolare
e impastando zufoli e terra
di palude, creata musica nuova
dal disseccamento.
Preludio di girasoli
quei tetti usciti dai forni
ad alzar case.
 
Questo accadeva lasciando i sentieri
a mezza costa
nella permuta della scommessa
con fondazioni di pietra.
 
 
Recinti
 
Tracciato il pomerio
si chiusero i pensieri e i desideri
e si affidarono al lievito
del pane fabbricato nella notte.
Una polvere bianca
farina d’attese nelle rughe
calcificate nelle mani delle donne
mentre la luce è solo una promessa
senza ancora ticchettii di tempo.
Tutto restava nel poligono
con le porte disegnate,
le vie a squadro per vegliare,
e le paure dei giganti
al posto dei fili d’erba novella.
 
 
Fuoriporta
 
Non una torcia a rischiarare
quello che restava fuori,
solo la luna, quando voleva.
Sotto i sassi bianchi
nacquero i poeti
come dallo specchio di Castalia
 
Le parole al modo delle antiche pecore
finzione di placidità sottomessa
timidezza che si allontana
dall’ovile a muso basso
cercando tra i trifogli bagnati
il riflesso dei cieli.
 
postato da: ArielEich alle ore 15:15 | Permalink | commenti
categoria:poesia, dettati da altitudini
lunedì, 28 settembre 2009
                                                                                             van gogh

Nuove Tangenziali

 

Si fa molle, a volte
il piano su cui stare
e il percepito tempo
si dilata
poiché esige un cambio
d’angoli, altri
ancoraggi di riferimento.
E’ come quando
la stanza smisurata
del bambino a un tratto
ci sta stretta e noi ingranditi
quasi morso il fungo dell’Alice
sparsi in inattesa angustia.
La nostalgia del trascorso
è sensazione dentro
improvviso sbalzo
deriva in soluzione di continuo
 
Un futuro sperduto avanti
in cui non eravamo
e mai saremo stati
ci ha disegnato alla sprovvista
dentro
 
Aleggia lento
dalla finestra a lungo aperta
l’odore di quel glicine
d’infanzia
in una notte la più cara delle notti
 
 
 
postato da: ArielEich alle ore 10:04 | Permalink | commenti (13)
categoria:poesia, le stanze di ames
domenica, 30 agosto 2009

                                                                          Escher - Orden-Caos


 Prospettiva II


Non avrà più parole
La morte quella vera
 
Avrà scucito e ricondotto
al piano d’osso
ogni costrutto aguzzo
 
Mangio la polpa di una pera
E ritorno (presso)
 
Ritorno al vialetto
alla scrivania coi fiori freschi
dentro i buchi trasparenti i gambi
alla grafia come una linea
di disegno in mente
risiedo allo sgabello
e sotto i raggi ics scopro la schiena
o il braccio alla misura
mentre il cuore batte nella tempia.
 
Si è forse nelle cose
Negli oggetti
in muta attesa vuota
disperato vuoto
calco
presenza misurata
in passi che mai più saranno
 
Esco
E sei nei cari fiori gialli
 
 
postato da: ArielEich alle ore 22:39 | Permalink | commenti (12)
categoria:poesia, di abbandoni, silenzi obbligati
giovedì, 27 agosto 2009

Faccia alle stelle



Come una geometria su un muro
con lo sfumato sotto
di una falsa aggiunta dimensione zeta
me ne giravo per lo spazio quasi nero
in cerca della traiettoria
sui miei assi cartesiani
schiena, braccia, naso
- dove l’olfatto prolunga la mancanza –.
Ciò che la visione fu
di ogni sogno
è alle mie spalle e la ritroverò
dinanzi, un’alba
quella degli addii.
Poiché del sole
è traccia di un ricordo
quando all’orizzonte
appare il filo curvo d’oro,
e quel che l’occhio vede
per molto tempo era
quanto aveva visto,
senza segno di un sospetto.
Fu così che notte non divenne giorno
e la civetta sola mente
rimase bianca.
(Eppure esplose nel silenzio giove)
 


 
postato da: ArielEich alle ore 21:40 | Permalink | commenti (8)
categoria:poesia, bui senza coscienza
lunedì, 24 agosto 2009

Strisce di Significati


Piangono sui muri
o ridono le scritte
graffiti nomi
confusi senza bordi
di confine
netti i sentimenti
chiari
ti amo
solo qualche gocciolio
per fretta nella notte
lascia immaginare
di una mano
al segno
una carezza lunga


postato da: ArielEich alle ore 01:00 | Permalink | commenti (8)
categoria:poesia, senza gabbie
domenica, 12 luglio 2009

donna_mare

Luglio: di spalle

 
Mia madre curva
nel gesto all'acqua
la mano bianca
e fra le caviglie
una corrente d'anni
all'improvviso mescola
in onde piane sulla riva
nitidezze da confusioni,
un non so che di cose
fanciulle
come da quegli occhiali
bianchi e neri pop sugli occhi
anche di notte -tanto erano belli-.
Può lo stesso declinare
del pomeriggio estivo nel passaggio
da altre lenti, scure
riportarmi, ben nascosto,
un saluto col braccio alzato
e quel sorriso di certezze dentro,
nella prima età, pudore in fiore?
Accade, di rivedere il tempo a venire
oggi fermi un po' stupiti, come gli fossimo alle spalle.



postato da: ArielEich alle ore 21:19 | Permalink | commenti (6)
categoria:poesia, daltri mari
mercoledì, 17 giugno 2009

I conti non tornano



Scrivo tre versi
di scissione
dove il dispari dà luogo
all'imprecisione
se al taglio netto.

Un mezzo e un mezzo
mancano di chiarezza
e resta in gola
l'eco della fanciullezza
nell'ingenuità dell'uno.

Tronco dove posso
se albero ho dunque un pensiero
circolare di me
che s'accresce
solo negli anni
e mai nel bucare
di retta fulgida
alle stelle.

 

postato da: ArielEich alle ore 08:25 | Permalink | commenti (14)
categoria:poesia, dialoghi con dio
martedì, 09 giugno 2009

collinaedonna.jpg

Di colline in serena attesa



    Sono la terra
   che s’alza lieve dalla pianura
   in verdefiore, nel fianco morbido
   adagio in silenzioso immenso cosmo
   e nell’infinito fragore, le gambe lunghe
   laggiù a toccare il fiume
   improvviso brivido di frescura
   a occhi chiusi.
   Mescolio di infanti al gioco
   nelle tacite attese delle madri
   il ritorno
   apro il solco tra le dita
   come fratture e laboriose zappe
   che calano a scandire questo tempo
   in ogni notte delle notti.
 
   Non ci sono case a disturbare
 




fotoart:  Ariel
postato da: ArielEich alle ore 19:58 | Permalink | commenti (19)
categoria:poesia, di abbandoni
venerdì, 05 giugno 2009

Nuove corse

 
 
Guarda lontano ...a questo agitarsi
nelle foglie dei dimenticati monti
che nella curva aspra di cime
ritaglia e separa terre dal cielo,
la notte da ogni prima aurora.
Domandati se in ciascuna voce
i silenzi  ad occhi aperti
sanno attraversare le distanze
fino a squarciare il velo
di tutte le possibili menzogne.
Spalanca il futile vociare
nei disegni ingrati del destino
e taglia le corde a fitta trama,
come la gabbia di una lepre.
Metti cautamente il miglio
a traccia costante
al guizzo del muso che lo cerca
per condurre, finalmente, oltre
le rovine, gli spezzoni monchi
e i rostri rugginosi sugli affetti
andati.
Non restare, non fermarti nell’incanto,
ché di morgana mostra i suoi rovesci,
le imbastiture a reggere le tavole
dal suono sordo.
Annulla ogni sipario nel significato
stesso,
saltalo a piè pari.
 
 
postato da: ArielEich alle ore 10:19 | Permalink | commenti (6)
categoria:poesia, di aperture
lunedì, 01 giugno 2009

Nè bianca né veli

 

Nessun passaggio grandioso, nessun mondo meraviglioso, ho per te.
Amo nella coscienza di una mediocrità che non mi appartiene, discosto, da dietro un grande masso, sebbene a volte mi alzi in volo e guardi ben oltre, laggiù a quell'orizzonte di tempo, che non arriva.

I granelli della clessidra in mia consegna, non hanno strati, nessun accrescimento in attese, nessuna tenerezza di accumulo, quantunque tentino una fuga a te che non guardi, o che guardi altrove, sarebbe meglio dire, in altre profondità a te congeniali, di dispersioni intime in solitaria, a tue cime.

Solo un pensiero di cose cambiate, sotto le ciglia, in liquido rimbalzo dai tuoi occhi di lago, e gesti e carezze di morbidi riccioli in scostamento dalla nuca, se ancora mi respiri. Restano certo i gesti, impressi di memoria in tenerezze, come corse d'altri tempi o d'auto su strade sterrate, di sorrisi da fotografie dove s'alza una coppa di vittoria al cielo, e non si vedono più le espressioni dei visi.

 

postato da: ArielEich alle ore 19:44 | Permalink | commenti (3)
categoria:di abbandoni